
Partiamo con la spiegazione del funzionamento di un impianto elettrico. L'energia all'interno di un immobile arriva dal contatore dell'energia che porta l'elettricità al quadro generale, a sua volta l'energia dal quadro generale giunge alle cassette di derivazione mediante la realizzazione di dorsale elettriche ed infine da queste partono le "derivazioni" verso ciascun punto luce o meglio le scatole portafrutti in cui sono alloggiati i punti luce.
E' importante fare una precisazione. Come uso comune per punto luce si intendono i punti di illuminazione, come faretti e lampadari, mentre tecnicamente ci si riferisce ad un punto luce come a qualsiasi punto dell'immobile da cui viene erogata o modulata energia elettrica. Di conseguenza non sono solo riferito ai corpi illuminanti, ma anche prese, interruttori, deviatori.
Potremmo, genericamente, raggrupparli in:
- interruttori (compresi deviatori o invertitori). La differenza tra deviatore o invertitore è che il primo prevede il comando di un punto luce da due interruttori, mentre il secondo da 3 o più interruttori;
- prese (tradizionali e schuko);
- lampade e illuminazione generica.
E' importante capire che in un punto luce possono essere racchiusi più elementi elettrici. Ad esempio in un unica scatola elettrica con presenza di più prese o interruttori rappresenta comunque un punto luce. Questo perchè essendo un punto luce un punto dell'impianto per l'emissione dell'energia, ogni scatola elettrica è un punto luce indipendemente dal numero di elementi al suo interno.
All'interno di un punto luce sono presenti i cavi elettrici che lo collegano al circuito elettrico.
Con riferimenti a punti luce relativi ad un corpo illumnante, in base al tipo di circuito e controllo potremo avere:
- punto luce interrotto. si tratta di punti comandati da un unico interruttore. Si utilizza prevalentemente per impianti basici e semplici;
- punto luce deviato. Si tratta di punto controllato da due interruttori posizionati in luoghi diversi;
- punto luce invertito. Si tratta di un punto controllato da tre o più interruttori;
- punto luce comandato. Controllato da un sistema remoto, ad esempio sistemi domotici;
- punto luce regolabile (dimmerato). Si tratta di un punto luce collegato ad un dimmer per regolarne l'intensità luminosa;
- punto luce generale. Per un illuminazione diffusa;
- punto luce d'accento. Solitamente realizzato con faretti o luci LED per evidenziare dettagli o aree specifiche;
- punto luce funzionale. Ad esempio la lampada da scrivania o comodino;
NORMATIVA DI RIFERIMENTO
La normativa di riferimento in merito alla realizzazione degli impianti elettrici e dei punti luce è molto estesa e completa. Le normative sono le seguenti:
- D.M. 37/2008. Si tratta della normativa di riferimento principale e fornisce indicazioni in merito ad ambito di applicazione e obblighi principali;
-
Norme CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano). Si tratta di regole tecniche per la progettazione ed esecuzione degli impianti elettrici. Non è un obbligo di legge
seguirle, tuttavia il D.M. 37/2008 le indica come riferimento per la realizzazione a regola d'arte. Principalmente si suddivide in:
- CEI 64-8 , che disciplina gli impianti a bassa tensione (minori di 1000V), che dà delle linee guida per la progettazione, i componenti e la sicurezza, la suddivisione dei circuiti, dimensionamento dei cavi, dispositivi di protezione e numero minimo di punti luce e prese per ambienti residenziali;
- cei 64-8/3, indica il livello che contraddistingue un impianto. Si dividono in 3 impianti: livello 1 (base - requisiti mini di sicurezza e funzionalità); livello 2 (standard - comfort maggiore e predisposizione tcnologica); livello 3 (domotico)
- Normativa europea. Si suddivide nella Direttiva 2014/35/UE che tratta gli impianti di bassa tensione e la Direttiva 2014/30/UE che tratta la compatibilità elettromagnetica.
- Regolamento sui requisiti minimi degli edifici, D.L. 192/2005;
- Codice Civile. Articolo 2050 e 1667.
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